
Giornata mondiale per il Darfur: l’impegno di Italians for Darfur e Articolo21
Articoli di Antonella Napoli e Alessandra Mancuso
200.000 morti. Non basteranno i secondi della IV giornata mondiale per il Darfur in Italia a ricordare tutti i morti del conflitto in Darfur.
Il 16 settembre, a distanza di pochi giorni dalla seduta del Consiglio di Sicurezza dell’ONU a New York, il Global Day segnerà tuttavia il tempo dell’indifferenza dei media e di gran parte della comunità internazionale dinanzi a quello che gli Stati Uniti continuano a definire un “genocidio”, mentre le Nazioni Unite parlano di gravi “crimini contro l’umanità”. Di fatto, a distanza di quattro anni dall’inizio del conflitto, il macabro conteggio di morti in Darfur non si è fermato e la pace è ancora lontana.
Una fiaccola olimpica percorrerà la distanza da Portico d’Ottavia (Ghetto) a P.zza Farnese, Roma, passando di mano da un giovane ebreo a un sopravvissuto del Darfur, con la straordinaria partecipazione dell’attrice Monica Guerritore, che ha prestato il suo volto a questa nuova iniziativa di Italians for Darfur e Articolo21, alla quale hanno aderito anche l’UGEI, la Comunità Ebraica, l’ Associazione dei Rifugiati del Darfur in Italia, Salviamo Caino, la sezione italiana di Amnesty International e “Voci per la libertà”.
Parteciperanno alla simbolica staffetta per la pace anche i noti giornalisti Toni Capuozzo e Ferrario, che si impegneranno a proporre una maggiore copertura mediatica della grave crisi umanitaria in corso nella regione. L’iniziativa si inserisce nel quadro della campagna “Un sogno olimpico per il Darfur” partita da Oure (Ciad orientale) e che farà tappa nei prossimi mesi nei Paesi che sono stati teatro di gravi crimini contro l’ umanità.
Antonella Napoli
“Due milioni e mezzo di persone non hanno più case, non hanno più terra, vivono segregati in campi profughi. E’ una cosa che non si può accettare, ognuno di noi può fare qualcosa. Io rappresento la persona normale che dice ‘io mi impegno’ a favore di persone lontane, di cui non vediamo la sofferenza e che noi vogliamo rendere visibili”.
Facciamo nostre le parole di Monica Guerritore che domenica come testimonial raccoglierà a Roma la fiaccola per la pace partita ad agosto in Ciad con l’attrice Mia Farrow, in occasione della Giornata Mondiale per il Darfur.
Anche noi ci saremo. Abbiamo ottime ragioni per esserci.
In Darfur in questi giorni si combatte, aspramente, mentre il presidente Omar Al Bashir arriva a Roma dopo aver ricevuto nei giorni scorsi a Karthoum il segretario dell’Onu Ban Ki Moon e avere concordato l’inizio di colloqui di pace con le fazioni ribelli, a Tripoli il 28 ottobre. E’ la prima visita ufficiale in Occidente dall’inizio della guerra, cinque anni fa. La visita, fa sapere la Farnesina, è un modo per sostenere l’iniziativa di Ban Ki Moon: il governo sta verificando le richieste giunte dall’Onu per partecipare alla missione.
Vogliamo che l’Italia faccia la sua parte. E’ stata mancata la prima scadenza, fissata al 30 agosto, per consentire il rapido dispiegamento di 26 mila peacekeeper. E non per la riluttanza dell’Unione Africana a fornire uomini, che sono disponibili in soprannumero, bensì per la latitanza dei governi non africani: solo Norvegia e Svezia hanno offerto congiuntamente, alcune delle unità per l’aviazione, il trasporto e la logistica di cui l’Unione Africana non dispone.
E le notizie sul terreno sono pessime: pesanti scontri su larga scala ad Haskanita nel Nord Darfur, tra il JEM, principale gruppo ribelle, e l’esercito sudanese supportato dall’aviazione. Raid aerei su villaggi, civili morti, imboscate alle forze governative con centinaia di soldati uccisi.
Gli attacchi ai veicoli di aiuti da parte di milizie armate di vari gruppi “sono continui e a un livello allarmante”, dicono gli operatori umanitari. E dai campi degli sfollati notizie di persone rapite e uccise, come a Kalma, nel Sud, o di 20 donne catturate da una milizia araba mentre facevano legna e poi rilasciate ad Al- Hamidya, nell’Ovest.
Bisogna fare presto, agire subito. I massacri devono cessare. Agli sfollati dobbiamo restituire speranza per il futuro, per il ritorno a casa. Molti sceicchi ed esponenti delle comunità locali del Darfur hanno lanciato un appello che vogliamo raccogliere: non si sentono rappresentati dai miliziani ribelli, vogliono un posto al tavolo della pace a Tripoli che faccia sentire la voce dei profughi e degli sfollati. Quella voce che cercheremo di dare loro anche noi, domenica.
Alessandra Mancuso
16/09/2007
categoria:guerra, africa, darfur, articolo21, libertà di informazione



