"Evitiamo di trasformare in battaglia politica la lotta antimafia. Costruiamo assieme una diga contro le infiltrazioni criminali sulla politica, che e' una questione che va ben oltre la Sicilia e la mafia, ma riguarda anche la camorra e la 'ndragheta". Lo ha detto il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, a Palermo per una convention dell'Udc.
Lo disse mentre l'amico di partito Totò vasa vasa si avvale dei regali legislativi arcoriani per rallentare ancora una volta il processo che lo vede com imputato per favoreggiamento a Cosa Nostra:
Il ricorso presentato in Cassazione dal governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro che chiede il trasferimento del processo da Palermo per legittimo sospetto, deve essere dichiarato "inammissibile". Lo chiede il pm della Cassazione, Vittorio Meloni, ai giudici della Settima sezione penale che il prossimo 11 dicembre dovranno decidere sul ricorso presentato dal presidente della Regione Sicilia Cuffaro che e' imputato per favoreggiamento a Cosa nostra nell'ambito del processo delle talpe della Dda, in corso a Palermo. In particolare, il sostituto procuratore della Cassazione nella requisitoria scritta, di una paginetta scarsa, chiede la inammissibilita' del ricorso di Cuffaro per "la tardivita' delle notifiche presentate". A questo punto la parola tocchera' ai giudici della Settima sezione penale, la sezione 'filtro' della Suprema Corte dove la stragrande maggioranza dei ricorsi viene dichiarata inammissibile.
Roma, 5 nov. (Adnkronos) - "Un risultato estremamente importante nella lotta alla mafia". Cosi' il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha commentato la cattura dei bossi latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo, Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi. Per il Guardasigilli "l'arresto di oggi, a pochi chilometri da Palermo, significa che purtroppo Cosa Nostra e' ancora operativa ma che puo' essere battuta grazie all'impegno e alla professionalita' del pool antimafia e delle forze di polizia cui va il ringraziamento e la riconoscenza di tutto il Paese. Ora -conclude Mastella- e' importante non abbassare la guardia".
Per la serie: anche Provenzano insisteva, rivolgendosi a Campanella amicone di Clemente, nel realizzare delle giornate antimafia...
Intervista esclusiva a Vincenzo Garraffa. Colui che, stando alla sentenza della corte di appello di Milano, ha subito il tentativo di estorsione aggravata da parte di Marcello Dell'Utri e il boss trapanese Vincenzo Virga. "Abbiamo uomini e mezzi per convincerla a pagare". Così si rapportò il fondatore di Forza Italia nei confronti del Garraffa nel tentativo di convincerlo a pagare un credito di 750 milioni di lire come commissione di agenzia per un contratto di sponsorizzazione. Il tutto però doveva essere effettuato in nero, in contanti. Garraffa rifiutò e da lì, tutta la storia che ne segue. Nell'intervista c'è tutto.
Agghiaccianti un paio di particolari che mi sono rimasti impressi. Uno è che per andare a processo contro Dell'Utri, quindi un senatore e quindi il fondatore del partito più votato d'Italia, bisogna andarci con l'auto blindata. Il secondo particolare, il più grave in assoluto, è che Vincenzo Garraffa ha dovuto lasciare la sua terra per ragioni di sicurezza.
I media stanno in silenzio. Il solito devastante silenzio.