

La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per il “compagno” Stefano Ricucci. Motivo, la tentata scalata a Rcs. Con lui altre 15 persone tra le quali Sergio Billè, ex presidente Confcommercio, rinviato a giudizio per corruzione e appropriazione indebita. Sono due inchieste unificate.
Partiamo dalla scalata a Via Solferino. I pm Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli scrivono: «Ricucci agendo come presidente del cda di Magiste international e Garlsson Real Estate, diffondeva notizie false concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo del titolo Rcs Mediagroup. In particolare con ripetute dichiarazioni ad organi di stampa affermava notizie false, ovvero che: il gruppo Magiste disponeva di liquidità proprie, i finanziamenti delle banche non erano garantiti da pegno su azioni Rcs, l'intenzione del gruppo era arrivare, sempre in Rcs al 29,9 per cento della partecipazione azionaria».
Per questo motivo il simpatizzante dei Ds è stato sanzionato con la più alta multa che la Consob abbia mai dato, ovvero 10,4 milioni di euro.
Il Ricucci è accusato anche di bancarotta patrimoniale in quanto vicepresidente della Magiste. Sotto accusa più di mezzo milione di euro incassati nei primi mesi del 2007. Il gip Orlando Villoni gli ha imposto il divieto di esercitare la direzione delle società.
Per quanto riguarda il filone confcommercio, Sergio Billè è accusato di appropriazione indebita, reato per il quale fu iscritto nel registro degli indagati nel 2005. Provvedimento giudiziario che lo spinse ad autosospendersi dalla carica affermando quanto segue: “Da qualche tempo, su questa Confederazione e sulla mia persona in particolare, si sono concentrati attacchi inverosimili e di inaudita violenza, rischiano di vanificare lo straordinario percorso fatto da Confcommercio in questi anni. Proprio perché ho sempre e solo operato, insieme agli amici dell'intero gruppo dirigente, per questo risultato, credo di dovermi oggi assumere la responsabilità di riconoscere in questa situazione quelle condizioni di temporaneo impedimento all'esercizio delle mie funzioni di Presidente confederale, previste dallo Statuto”.
Quegli attacchi violenti ed infondati di cui parlava Billè, si sono trasformati oggi in un rinvio a giudizio.
Accusato di una compravendita fittizia di un palazzo in Via Lima a Roma da Stefano Ricucci. Il palazzo sarebbe stato destinato a diventare la sede della confederazione e acquistato con i fondi del cosidetto “fondo del presidente”, ovvero i fondi della Confcommercio.
Il Billè è stato colto sul fatto a ravanare nei fondi altre volte. Ha investito in titoli Bnl per un paio di milioni di euro e solo qualche migliaia di euro dai suoi fondi personali. Sempre con i fondi degli associati alla Confcommercio, ha arredato la sua maestosa dimora romana in via dell'Ara Coeli con grandi pezzi d’antiquariato. Ad esempio con un mobile del XVIII secolo per il valore di 120.000 euro. Il valore totale dei pezzi è 2 milioni di euro.
Infine il figlio Andrea Billè rinviato a giudizio per aver pattuito con Ricucci una tangente per la gestione del patrimonio immobiliare dell’Enasarco.
Evviva la speculazione. E cito il buon compagno Ricucci: “Qua se tratta de esse bravi a comprà e vende…e sennò ‘o fascevano tutti!”



