giovedì, 29 novembre 2007

(28 novembre 2007, Aprileonline)

Il premio conferito dal settimanale "European Voice" che fa parte del gruppo dell' "Economist".

Il riconoscimento premia il lavoro svolto da Fava alla guida della commissione di inchiesta sulle carceri e sui sequestri della Cia.


L'europarlamentare italiano Claudio Fava è stato eletto "deputato europeo dell'anno" dai cittadini europei attraverso European Voice, rivista del prestigioso settimanale 'The Economist'. Claudio Fava, siciliano, è giornalista e figlio del saggista e giornalista della testata "I Siciliani" Giuseppe Fava, ucciso da Cosa Nostra.

L'esponente del Gruppo Socialista al Parlamento europeo era stato selezionato dalla giuria dell'Economist per il lavoro svolto alla guida della commissione di inchiesta sui voli e prigioni CIA in Europa, una vicenda che il nostro sito ha seguito fin dagli albori. "E' un riconoscimento per l'intero Parlamento europeo- ha commentato Fava - per la nostra determinazione nel pretendere la verità, tutta la verità, su ciò che è accaduto nei nostri Paesi dopo l'11 settembre".
Nella sua relazione Fava aveva avuto critiche sia nei confronti dell'attuale che del passato governo. Si era quindi mostrato super partes e desideroso di difendere solo i diritti umani. Anche oggi si e' espresso negativamente nei confronti della decisione del collega di coalizione Clemente Mastella che, in qualità di ministro della Giustizia si è adoperato per fermare la messa in onda dell'ultima puntata del "Capo dei capi".

L'elezione dell'europarlamentare dell'anno era aperta a votanti di ogni Paese europeo ed è avvenuta in questi mesi via Internet. La giuria che aveva effettuato le nomination era formata da Carl Bildt, ex ministro degli esteri sevedese, Wilfried Martens, presidente del PPE (centodestra europeo), John Micklethwait, direttore dell'Economist, Maria João Rodriguez, docente all'Universita' di Lisbona, George Vassiliou, ex presidente di Cipro, Paul Demaret, rettore del College of Europe, Helen Wallace direttore del Centro studi avanzati Robert Schuman e dell'European University Institute di Firenze, Mario Monti, presidente dell'Università Bocconi ed ex commissario europeo, Dana Spinant, Direttore di European Voice, la rivista dell'Economist che promuove il premio.
Fra gli altri europarlamentari selezionati dalla giuria figurava anche la baronessa Sarah Ludford, dell'ALDE, scelta sempre per la sua opera di difesa dei diritti umani. Assieme a Claudio Fava, ma in altre categorie, sono stati premiati anche Angela Merkel e il dissidente russo Garri Kasparov.

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domenica, 25 novembre 2007

(Vittorio Agnoletto, Aprileonline)

La nomina di Giovanni Luperi, imputato per le violenze di Genova, a capo Dipartimento analisi dei servizi è una risposta sbagliata alla richiesta di verità e giustizia avanzata da chi c'era nel 2001 e il 17 novembre scorso. Chi ha gestito l'ordine pubblico al G8 sembra avere un trampolino per fare carriera. Ha ancora senso l'istituzione di una commissione d'inchiesta?


La nomina di Luperi è assolutamente l'opposto di quello che ci aspettavamo dopo la manifestazione di Genova del 17 novembre scorso. In quella sede è stata avanzata l'ennesima richiesta di verità e giustizia, ed è stata anche offerta una prova d'appello al governo e all'Unione perché venisse rispettato il senso del programma elettorale, in cui era prevista l'istituzione di una commissione d'inchiesta sui fatti del luglio 2001.
La promozione di Giovanni Luperi, collocato in un ruolo molto preciso e delicato, ovvero nel settore dell'analisi strategica della sicurezza interna, la leggo quasi come una provocazione nei confronti non solo dei cinquantamila che hanno manifestato a Genova, ma di quell'ampia parte di opinione pubblica democratica che sul G8 chiede verità e giustizia.

Non solo: a questo punto emerge una continuità nella gestione del post-G8 tra questo governo ed il precedente. L'elemento di continuità è evidente: quasi tutti coloro che hanno avuto un ruolo di direzione nella gestione dell'ordine pubblico in quell'occasione, sono stati promossi ai massimi livelli nei servizi, o comunque negli apparati della Polizia e nelle questure, compresi coloro che sono sotto giudizio. I messaggi che passano sono due. Il primo: la gestione dell'ordine pubblico a Genova è considerato un motivo di merito e quindi trampolino per fare carriera. Il secondo: viene minata alle basi la ragione di una commissione di inchiesta, perché non dimentichiamo che essa non ha il compito di individuare le responsabilità penali personali, cosa che spetta alla magistratura, ma dovrebbe invece verificare se i vertici delle forze dell'ordine hanno agito in modo corretto o no. Ed in particolare se lo hanno fatto in sintonia con il dettato costituzionale e le norme giuridiche. Proprio quelle persone su cui si dovrebbe indagare sono state promosse.
Allora che senso ha la commissione d'inchiesta se lo stesso governo che in Parlamento ne chiede l'istituzione, nello stesso tempo esprime, attraverso le promozioni, un giudizio positivo sui responsabili dell'ordine pubblico a Genova?

Qualche altra considerazione. Ad oggi si può affermare che la squadra di Polizia che ha operato a Genova gestisce sia l'ordine pubblico che la sicurezza in Italia. Mai nel dopoguerra (salvo i primi due o tre anni dalla fine del conflitto) c'è stata una così forte omogeneità tra i diversi ruoli dei vertici. Servizi, Ministero degli Interni, alte sfere della Polizia, vengono tutti dalla stessa storia, che passa per il G8. A prescindere dal giudizio su questioni giudiziarie che non mi competono, parliamo di una persona indagata su una questione specifica che è quella dell'incursione e dei pestaggi alla Diaz, una delle vicende che più ha colpito l'opinione pubblica.
Credo che in un sistema democratico si debba evitare che un potere così forte sia nelle mani di un gruppo tanto ristretto e omogeneo di persone, soprattutto se parliamo di istituzioni non elettive ma di nomina.
Va riconosciuto un orizzonte culturale diverso tra il governo Prodi e il governo Berlusconi. Ma, sulla questione specifica, mi chiedo: cosa avrebbe potuto fare di diverso o peggiore il governo di centro destra? Tutti intonsi, tutti inamovibili. Si è aperto così un baratro tra chi in questi anni ha costruito un movimento e le istituzioni. Aumenta la sfiducia di una fetta ampia della popolazione di sinistra nei confronti dell'esecutivo, che sfocia in un giudizio tendente ad omologare tutto il sistema politico istituzionale. Credo sia una cosa gravissima.


Vorrei poi fare una riflessione generale. Il fatto che una nomina di questo tipo arrivi cinque giorni dopo la manifestazione, e prima ancora che il Parlamento decida in modo definitivo sulla commissione d'inchiesta, non suona come una provocazione voluta? Mi spiego, non potrebbe far parte di una strategia che mira ad acuire il disagio delle forze di sinistra nei confronti del proprio elettorato, un tentativo di provocare una rottura? I precedenti ci sono. Non era ancora finito il G8 di Rostock che Prodi già annunciava quello che si sarebbe tenuto alla Maddalena. E ancora, l'editto di Bucarest sulla base di Vicenza. Non saprei quale altra spiegazione dare.

Dubito a questo punto che istituire una commissione d'inchiesta abbia senso. Lo dice uno tra i primi a sostenerne la necessità. Sappiamo come la pensa l'opposizione e che larga parte della maggioranza riconosce il lavoro fatto dalle forze dell'ordine a Genova. C'è solo da sperare che giustizia sia fatta nelle aule di tribunale, e che i processi sulle vicende della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto facciano il proprio corso, sino alla fine.
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martedì, 20 novembre 2007
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lunedì, 19 novembre 2007


Mario Landolfi
, ex ministro delle Comunicazioni, coordinatore di An alla regione Campania e attuale presidente della commissione viglilanza Rai.

E' indagato per corruzione, estorsione e associazione camorristica al termine dell'operazione svoltasi sul litorale casertano, conclusasi con 6 arresti ed un totale di 19 indagati. In principio è stato chiesto il suo arresto insieme al sindaco di Mondragone Ugo Alfredo Conte ma il gip ha rigettato. I capi d'accusa fanno riferimento ad "Un patto scellerato fra camorra e politica, garanti a vicenda per la loro stessa sopravvivenza, che si autoalimentava con il sostegno di operazioni legate al settore dei rifiuti".  Secondo la DDA di Napoli, Landolfi, in accordo con il sindaco Conte, con il presidente del consorzio intercomunale CE4 Giuseppe Valente, e con i fratelli Sergio e Michele Orsi, amministratori della ECO4, azienda per la raccolta e smaltimento dei rifiuti, avrebbero "convinto" un consigliere comunale, Massimo Romano, a dimettersi dalla carica, in cambio di un meglio remunerato posto di lavoro nella ECO4 per la moglie e per il fratello poliziotto. Romano si accordava infatti nel dimettersi, contemporaneamente alle dimissioni, legalmente imposte, della D'Agostino, con previsione di una sua illecita retribuzione attraverso l'assunzione fittizia e truffaldina della moglie Daniela Gnasso presso la spa ECO4 e la promessa di un futuro ruolo nell'amministrazione del Comune di Mondragone per sé o per il fratello Agostino Romano (all'epoca dei fatti ispettore di polizia in servizio presso il Commissariato di Formia)”

Ciò che ha permesso, da aprile ad oggi, di giungere a questi nuovi sviluppi, è stato senza dubbio il collaborare con i magistrati dei fratelli Orsi, che proprio con le loro dichiarazioni hanno arricchito il filone d'inchiesta.

Il vero ruolo di cerniera tra camorra e politica, come descritto già nell'ordinanza dello scorso aprile, sarebbe di Valente, presidente del consorzio intercomunale CE4.
Per meglio controllare il potere politico i faccendieri dei rifiuti avrebbero fondato a Mondragone la lista civica Forza Giovani. Secondo gli inquirenti, questa formazione politica, fondata da Maria D'Agostino, aveva lo scopo di  "inquinare" l'azione politico/amministrativa attraverso lo schermo "partitico".
Un intreccio tra camorra e politica, quindi, garanti fra loro e mantenuti in vita sulla base di operazioni finanziarie legate agli appalti sui rifiuti.
(Altrenotizie)


La notizia non l'ha data praticamente nessuno. Nessuno da rilevanza ad una notizia in cui l'attuale presidente della commissione vigilanza Rai, ed ex ministro, è implicato in un intreccio politico-criminale da colletto bianco che arriva ai clan della camorra ed in particolare al clan La Torre.  Un blocco di potere criminale che specula sulla situazione dell'emergenza rifiuti che affligge la Campania da 15 anni. Situazione che non si risolve mai, a causa dei cancri che distruggono la regione come questa indagine dei DDa dimostra. Mentre la politica esprime solidarietà per i morti ammazzati dalla camorra, nell'ombra contribuisce a rinforzarla o quantomeno a legittimare 'o sistema. E, nulla è più tragico di un ennesimo silenzio assordante da parte dei media, sempre più indegnamente asserviti al potere.
mercoledì, 14 novembre 2007



Quando tocchi certi fili, salti. E' quello che ci è successo ieri sera, con il gruppo Qui Milano Libera. Si festeggiano i 100 anni della Mondadori. Il nano di Arcore e figlia hanno preparato una grande festa per soli 2000 invitati, tutti d'eccellenza naturalmente. Si comincia con un concerto alla Scala, poi in Galleria Vittorio Emanuele per l'aperitivo con tanto di proiezioni e giochi di luce e per finire nobile cena al Palazzo Reale.
Con il gruppo ci incamminiamo verso P.za della Scala con cartelli, megafono e volantini. Motivo? Siamo lì per ricordare che la Mondadori passò a Berlusconi grazie alla corruzione di giudici. Ovvero grazie alla sentenza comprata da Cesare Previti.  Ci appostiamo in piazza e subito si crea davanti a noi, un cordone di agenti. Fin qui tutto nella norma. Mentre dall'altra parte della strada vip e vippettini scendono da lussuose macchine per entrare al teatro, Piero comincia il suo speech ripercorrendo la storia di corruzione arcoriana. P2, Sindona, Mangano, Dell'Utri, Mediaset e Previti. Il megafono arriva. La voce arriva troppo forte per qualcuno. Cominciamo a dare fastidio. Sono verità che stanno rovinando la festa reale. Ci arrivano i primi segnali che lo speech di Piero sta importunando. Ci allontanano un pò. Poco dopo all'entrata della Scala le macchine fotografiche esplodono in una serie di flash infinita. Probabilmente è arrivato. Il padrone della città è lì. Piero incalza. Dal megafono escono le solite verità: P2, Mangano, Previti...Passano 3 minuti e gli agenti ci vogliono portare via. Tentiamo un pò di resistenza, ma niente. Il piduista ha ordinato di farci portare via. Sarà il millessimo comizietto improvvisato, ma questa volta hai toccato fili che non dovevi toccare. Via, in commissariato. Ci portano a piedi, al commissariato di San Sepolcro. Morale della favola, ci trattengono quasi 4 ore, casualmente il tempo della durata del festone piduista. 4 ore per compilare 7 fogli, per sequestrarci 18 cartelli, 120 volantini e il megafono.
Tutti "corpi del reato".  Il reato è quello di non aver avvisato la questura in anticipo. Come se un gruppo di 7 persone,(perfettamente conosciuto dalla digos) per andare in una piazza della città a ricordare che si sta celebrando una festa in pompa magna per un piduista, beneficiario della corruzione con i mafiosi in casa, debba avvisare la questura in anticipo. Chissà per quale motivo tutte le altre duemila volte che abbiamo fatto cose di questo genere, non ci hanno mai portati via a parte il solito rito dei documenti. Si sa, il nano di Arcore fa saltare le teste in questura se non si ubbidisce.
Quindi noi, cittadini onesti e incensurati lì per ricordare delle verità, porati via come dei delinquenti per far si che la festa di un corruttore e piduista, prosegua nel migliore dei modi con champagne e tartine al caviale.
Viva l'Italia.
domenica, 11 novembre 2007


I comitati d'affari dei top manager, banchieri e furbetti ingrassano la cassaforte con giochetti simpatici del tipo contratti derivati, insider trading e stock option. Fiorani lo si vede nei servizi di Studio Aperto, mentre canta e balla con la giornalista che dovrebbe intervistarlo. Geronzi con i numerosi processi che lo vedono come imputato per usura e bancarotta, diventa presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca, il salotto buono.
Intanto le famiglie italiane sono schiacciate dai tassi del mutuo, che crescono sempre di più.



(Da Il Sole 24 Ore, 10 novembre 2007)

È boom dei pignoramenti immobiliari, complici l'aumento dei mutui e la difficoltà delle famiglie di far fronte ai crediti. Tra il 2006 e il 2007 l'incremento ha superato il 20% in tutte le principali città italiane, a cominciare da Roma (+21%) e Milano (+22%), con aumenti che sfiorano il 29% a Napoli e Venezia e arrivano al 27% a Macerata, al 26% a Como, al 25% a Firenze e Monza, al 24% a Torino e Bari, toccando un picco del 41% a L'Aquila. Dove l'incremento è più contenuto, si tocca comunque una percentuale di aumento del 18-19%, come a Padova, Rovigo e Mantova.

Il quadro emerge dalle cifre raccolte dall'Adusbef attraverso un monitoraggio in alcuni dei maggiori Tribunali italiani. Se il trend resterà questo, a fine anno lo scarto medio rispetto al 2006 dovrebbe attestarsi al 23%. Secondo i calcoli dell'associazione dei consumatori, le procedure immobiliari o i pignoramenti sarebbero pari al 3,5% del totale dei mutui, corrispondente, in valori assoluti, a circa 120 mila casi su 3,5 milioni di mutui erogati.


Rispetto a due anni fa, le rate per pagare i mutui sono aumentate del 40 e anche del 50%. Una situazione, rileva l'associazione, che ha portato un numero crescente di famiglie a non poter onorare le rate dei mutui. Tanto più che oggi, la cifra media chiesta in prestito attraverso un mutuo si è portata a 130.000 euro, mentre si è allungata la durata media dei nuovi mutui erogati: nel 2004, era pari a 18,4 anni, mentre nel 2006 si è attestata a 22,2 anni, il 19,4% in più.

Il fenomeno delle insolvenze è destinato ad allargarsi, secondo l'Adusbef. Per questo l'associazione chiede interventi finalizzati a rinegoziare i mutui senza oneri con allungamento della vita residua o provvidenze sugli interessi a favore delle famiglie più deboli, anche con l'attivazione di fondi di rotazione da parte degli enti locali e del governo, anche utilizzando i cosiddetti conti dormienti delle banche.




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giovedì, 08 novembre 2007


Povero Grillo
. Non so se è più zotico lui o Casaleggio (quello che gli dice cosa scrivere e come pensare).
Non solo ha piazzato il prossimo v-day il 25 aprile. Giorno della Liberazione. Una mossa spregevole, fissare una cialtronata nello stesso giorno in cui finì la gloriosa lotta partigiana. Mancanza totale di rispetto per chi, quelle battaglie, le ha vissute direttamente o indirettamente.  Ma sorpattutto Grillo dimostra una trascuratezza imbarazzante verso quei valori che hanno fatto grande l'Italia. E mai come ora, serve ricordarli. Forse non ne ha la consapevolezza. Probabilmente sarà più interessato a Second Life e ai quotidiani elettronici che tanto ama Casaleggio.
Ieri abbiamo scoperto che il comico considera la nostra Costituzione un semplice "sacrario della memoria". Bisogna cambiarla, innovarla - dice lui - così com'è, serve solo come protezione per i politici.  Dice che la parola magica per bloccare i cambiamenti è "anticostituzionale". Vorrei mandargli una mail per ricordargli che quella parolina magica ha condannato le leggi Pecorella, Maccanico, parte della Cirielli e tante altre.
Vorrei ricordargli che la nostra Costituzione è bellissima ed è molto attuale. Vorrei dirgli che quel pezzo di carta ci invita ad esprimere le nostre opinioni liberamente. Vorrei ricordargli che nei suoi comizi a pagamento, critica proprio quelli che la Costituzione non la rispettano. E che se invece la rispettassero, non saremmo dove siamo. E non avremmo cyber-giullari che ci sputano sopra e mancano di rispetto a quel poco di consapevolezza rimasta per i valori che abbiamo.
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martedì, 06 novembre 2007


Enzo se n'è andato. Lo ricorderemo tutti in nome dell'onestà intellettuale e della libertà.

Per adesso, la fiera dell'ipocrisia è già cominciata. Belle parole da chi lo cacciò e da chi è stato zitto in tutti questi anni. Riotta ci ha subito ricordato che, con il suo telegiornale, è l'antitesi di Enzo. Nel servizio di oggi, tra le righe, si sente un'atrocità: "...a causa di alcune controversie con l'allora Premier Berlusconi, Enzo abbandonò la televisione."  Complimenti.



"Credo nella libertà di espressione, cioè giornali e televisioni liberi di criticare il potere"

Enzo Biagi
lunedì, 05 novembre 2007


Roma, 5 nov. (Adnkronos) - "Un risultato estremamente importante nella lotta alla mafia". Cosi' il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha commentato la cattura dei bossi latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo, Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi. Per il Guardasigilli "l'arresto di oggi, a pochi chilometri da Palermo, significa che purtroppo Cosa Nostra e' ancora operativa ma che puo' essere battuta grazie all'impegno e alla professionalita' del pool antimafia e delle forze di polizia cui va il ringraziamento e la riconoscenza di tutto il Paese. Ora -conclude Mastella- e' importante non abbassare la guardia".


Per la serie:  anche Provenzano insisteva, rivolgendosi a Campanella amicone di Clemente, nel realizzare delle giornate antimafia...
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venerdì, 02 novembre 2007


Da La Voce

STRETTO DI MESSINA, LARGO DI MANICA

di Carlo Scarpa 26.10.2007

Ha senso mantenere in attività  la Stretto di Messina spa? E' un'impresa interamente in mano pubblica, costituita per promuovere e coordinare la costruzione del famoso Ponte. Ovvero di un progetto che è stato accantonato. Ma anche se si volesse riprenderlo, questa società  non sarebbe necessaria perché non è operativa, e la progettazione e costruzione del Ponte sono in mano ad altre imprese. In compenso, secondo il bilancio 2006, tra dipendenti, amministratori, affitti e varie altre voci l'intero carrozzone costa circa 21milioni di euro l'anno.

Pare che qualcuno voglia tenere in piedi la Strettodi Messina spa. Poiché mi è capitato di leggere il suo ultimo bilancio, credo sia utile raccontare di che si tratta.

Che cos’è, cosa (non) fa e quanto costa

È un’impresa, interamente in mano pubblica, costituita per promuovere e coordinare la costruzione del famoso Ponte di Messina. Si noti che però non è una società operativa, nel senso che la progettazione e costruzione del Ponte sono in mano ad altre imprese. Poiché oggi il progetto è stato "accantonato", la sua mission essenziale oggi non c’è più. Ad esempio, nel passato aveva due "info point" ovvero sportelli per informare e sensibilizzare il pubblico, su un progetto che allo stato attuale non va da nessuna parte; infatti, almeno uno di essi risulta oggi chiuso (meno male), mentre l’altro continua a iinformare. Su cosa? Mistero - In un paese normale, cassato il progetto, avrebbe dovuto essere chiuso il giorno dopo - è come tenere aperta la Fiat in un mondo che avesse deciso di bandire i veicoli a motore.
Passando ai dati, dal bilancio del 2006 risulta quanto segue (usiamo il presente per comodità, ma il dato ufficiale è di fine 2006, quando comunque il progetto era già stato accantonato).
I ricavi da vendite sono di fatto nulli. L’impresa serve solo a promuovere e a "mettere insieme" il progetto - non vende alcunché. Ma i costi, beh, quelli ci sono...
Alla Stretto di Messina spa lavorano circa cento persone. La prima cosa che colpisce è la struttura dell’occupazione: su cento dipendenti, ben tredici sono dirigenti. Se è vero che è un’impresa un po’ particolare, si noti però che un’impresa di cento persone in media di dirigenti ne avrà al massimo tre (a essere generosi).
Comunque, viste le retribuzioni, lavorare lì non deve essere male. Si consideri che tra i cento dipendenti ce ne sono sedici a tempo parziale, e - immagino - tanti commessi e impiegati di livello piuttosto basso. Eppure, il costo medio del lavoro in questa impresa, compresi (nei costi) anche gli accantonamenti per la liquidazione (Tfr) eccetera, ma compresi anche quei dipendenti che (suppongo) porteranno a casa circa 1.000 euro al mese, è circa 90mila euro all’anno a persona. Purtroppo non so quanto costino i dirigenti, ma le medie le sappiamo fare...
Anche essere nel consiglio di amministrazione non è male. Intanto, si sta in una compagnia nutrita: l’impresa non ha molto da fare, ma gli amministratori sono undici (più il collegio sindacale, si intende). Per un’impresa che non ha alcuna operatività, e che oltre tutto oggi non ha neppure una mission, un po’ tanti...
Il costo di questo simpatico gruppo (il solo cda) è di 1,6 milioni di euro all’anno (tre miliardi delle vecchie lire); il tutto, per amministrare cento persone e zero ricavi. Giusto per fare un confronto, a fine 2006 nel consiglio di amministrazione di Enia, una utility emiliana con 1.900 dipendenti e un fatturato di 1,2 miliardi di euro, sedevano otto amministratori che costavano circa 800mila euro, la metà della Stretto di Messina spa.
Tra dipendenti, amministratori, sontuosi affitti, eccetera, l’intero carrozzone costa circa 21 milioni di euro l’anno: chi lo vuole tenere in piedi afferma, fino a prova contraria, che questo denaro pubblico è ben speso. Tesi interessante, soprattutto in periodi in cui qualcuno dice di volere moralizzare la politica.

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categoria:la voce, ponte di messina, stretto di messina, carlo scarpa