venerdì, 26 ottobre 2007

Incontro con Vittorio Sgarbi


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domenica, 21 ottobre 2007



Clemente Mastella nei confronti di De Magistris:


"Mi ha iscritto scientemente perché sapeva che iscrivendomi gli veniva tolta l'inchiesta e diventava un eroe nazionale".
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domenica, 21 ottobre 2007



Intervista a Luigi De Magistris (Repubblica,21 ottobre 2007)

di ATTILIO BOLZONI


Ha appena saputo. E comincia a parlare: "Siamo alla magistratura degli Anni Trenta, siamo tornati a un ordinamento giudiziario gerarchizzato proprio dell'epoca fascista". Il sostituto procuratore Luigi De Magistris sceglie con cura le parole, prova a stare calmo nonostante tutto quello che gli sta rotolando addosso. Dice: "Prima mi tolgono l'inchiesta Poseidone, poi il tentativo di allontanamento, poi ancora l'avocazione dell'inchiesta Why Not, faccio le corna ma dopo rimane solo l'ipotesi della soppressione fisica". Il magistrato è nella sua casa di Catanzaro. Risponde a tutte le domande che può. Da qualche minuto ha avuto notizia dalle agenzie di stampa che gli hanno "tolto" anche l'altra indagine, si sfoga: "Stento a crederci, mi sembra una barzelletta".

Che costa sta accadendo dottor De Magistris?
"Il dato è quello dell'impossibilità materiale di svolgere il proprio ruolo. Se è vero, se è vero perché io non ho ancora ricevuto alcuna notifica, ci avviamo al crollo dello stato di diritto. E un altro punto nevralgico è quello dell'articolo 3 della Costituzione che qui si sta mettendo in gioco: i cittadini italiani sono tutti uguali davanti alla legge?"

Tutti i cittadini italiani sono uguali davanti alla legge?
"Se uno arresta chi fa la tratta di esseri umani o i trafficanti di droga gli arrivano i telegrammi e gli applausi, gli dicono che è il magistrato più bravo d'Italia. Ma poi viene cacciato quando indaga sulla pubblica amministrazione. Cosa significa allora? A questo punto la partita non può essere più - visto che il tema è così alto - trasferite o non trasferite De Magistris. Io pongo un altro problema: un magistrato così può rimanere in magistratura. E io, così lo so fare il magistrato, anche se mi mandano a Bolzano o a Novara o a Cagliari. Questo è il tema che è in gioco nel Paese: se un magistrato può continuare a indagare su tutti i cittadino o no".
                                                                        
Lei cosa sa di questa avocazione?
"Di ufficiale nulla. Ma se la ragione è quella sull'omessa astensione nel conflitto con il ministro, questo è un fatto senza precedenti. In questo caso la magistratura, intesa come potere diffuso sul territorio, perde completamente la sua autonomia".

Sembra che il procuratore generale Dolcino Favi abbia motivato il suo provvedimento per l'articolo 412, cioè l'avocazione delle indagini preliminari per mancato esercizio dell'azione penale o per la non archiviazione nei termini stabiliti dalle legge.
"Se è così, è ancora peggio. Le indagini preliminari sono in corso e quella norma può intervenire solo quando scadono i termini delle indagini. Le mie indagini erano in pieno svolgimento. Quindi, quella norma, è completamente inapplicabile".

Si sentirebbe allora in grado di affermare che c'è stata una forzatura, se fosse andata davvero così?
"Se fosse andata così, sarebbe un eufemismo dire che c'è stata una forzatura. E poi, poi io in queste ore mi sono fatto una domanda: come è che la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati di Mastella, una notizia così riservata, è uscita su Libero? Io credo che faccia parte di una vera strategia della tensione. Prima la fuga di notizie su Prodi, poi la revoca delle indagini, poi l'articolo di Libero che è servito a scatenare un processo mediatico per arrivare all'avocazione. Senza questa fuga di notizie su Mastella, non sarebbe accaduto tutto questo. E poi il procuratore generale non potrebbe sapere della notizia di Mastella, è vietato dalla legge. Di quella iscrizione lo può sapere il procuratore della repubblica, il procuratore aggiunto. Il procuratore generale non può conoscere le indagini. E la velocità del suo provvedimento mi ha lasciato esterrefatto".

De Magistris, cosa farà adesso?
"Scriverò a chi di dovere, questa avocazione è un ulteriore tassello di ciò che mi sta accadendo da tre anni a questa parte".

Si rivolgerà al Csm? Denuncerà tutto a un'altra procura?
"Investirò più di un'autorità. Indagavo su un sistema di potere e mi hanno spogliato di tutte le inchieste".

Ci spieghi meglio..
"Il segnale che hanno lanciato è molto chiaro: la magistratura non può più indagare in alcune direzioni. Questo è evidente. Poi è anche la conferma di come una parte del potere giudiziario sta dentro il sistema. Una parte della magistratura è funzionale a certi sistemi oggetto di investigazioni, è fondamentale capire questo. Ecco perché si pone in discussione l'agibilità democratica all'interno della magistratura. Da un lato c'è un ritorno alla magistratura degli Anni Trenta, con segni sintomatici di quel periodo del prefascismo e del fascismo. E cioè la possibilità del ministro di trasferire in via cautelare dei magistrati. Si ritorna al periodo in cui il potentino del paese, il signorotto che chiede l'allontanamento del pretore che magari dava fastidio e poi arrivavano gli ispettori e in una settimana quel pretore lo cacciavano via. Si torna alla magistratura ipergerarchizzata, l'avocazione senza alcuna giustificazione, la magistratura in una posizione di avvilimento totale. Immaginate il messaggio che sta passando in questo momento nei confronti di tutti i colleghi".

Si rimprovera qualcosa nel suo lavoro?
"Io ho un rispetto assoluto delle forme, io ritengo che un magistrato per raggiungere risultati deve innanzitutto rispettare la procedura penale. Detto questo, è ovvio e scontato che chi lavora in queste condizioni possa fare errori. Io non mi rimprovero nulla. Ma sono consapevole di aver potuto fare errori, di aver potuto sbagliare. E' umano, ovvio. Che poi abbia fatto errori è tutto da vedere. Io ho subito in questi mesi un processo pubblico senza potermi difendere".

L'iscrizione del ministro Mastella può aver accelerato l'avocazione dell'altra sua inchiesta?
"Sta nei fatti mi pare. Poi parleranno le carte, ma mi pare assolutamente verosimile".

C'è, come dire, una tempistica ritorsiva?
"Io questo non lo posso dire. Però mettendo insieme i fatti... Un'altra cosa mi sembra incredibile: io stavo facendo un percorso di indagine molto lineare e all'improvviso si inserisce una richiesta di trasferimento del ministro che poi - sembrerebbe - è stata utilizzata per dire tu ti dovevi astenere perché c'era la richiesta di trasferimento. Quindi arriviamo al punto che si equipara una richiesta di trasferimento d'ufficio con un atto istituzionale a una specie di denuncia presentata da un indagato. C'è inimicizia, devi astenerti. Una cosa veramente incredibile. E' senza precedenti. Che cosa dovevo fare di fronte a quella richiesta? Dovevo fermarmi, dovevo chiudere le mie indagini? La logica era quella: io dovevo fermare le mie indagini in quella direzione".

O girare le spalle, far finta di non vedere...
"Voglio dire un'altra cosa sul messaggio che stanno mandando. Se io dovessi essere trasferito il magistrato che mi verrà a sostituire cosa farà, come si comporterà? Sa già che, se dovesse seguire le mie orme, andrebbe incontro a un provvedimento disciplinare. Cosa altro deve pensare? O mi fermo o mi tolgono l'indagine. Ecco perché parlo di fine di autonomia e dell'indipendenza della magistratura. E lo dico a ragion veduta. Così non si può più andare avanti, così non ci sono più gli spazi per questo lavoro. E come si fa?".

Lei è diventato, suo malgrado, anche punto di riferimento per un Sud che vuole liberarsi da certi poteri poco trasparenti. Ha qualcosa da dire a quei ragazzi che manifestano per non farla cacciare? Cosa vorrebbe dire a quei giovani calabresi e a tutti gli altri che credono nell'autonomia della magistratura?
"Io innanzitutto credo che questa mobilitazione sia sui diritti e sulla giustizia e non su un giustizialismo o provocata dalla voglia di un tintinnio di manette, di monetine tirate. Questa è una differenza importante con il 1992. Bisogna capire quale è la posta in gioco, questa non è più una questione solo di Luigi De Magistris. Sono convinto che c'è una consapevolezza dei propri diritti, che oggi c'è una grande maturità democratica. Ho ammirazione per quei ragazzi".

Come si sente davvero, cosa prova dentro nel momento che deve lasciare le sue inchieste?
"In una regione che ha decine e decine di magistrati che si trovano in una situazione di opacità assoluta, si va a colpire con tutti i mezzi chi sta cercando di fare un po' di chiarezza sul fiume di finanziamenti pubblici che sono arrivati... ".
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giovedì, 18 ottobre 2007



SABATO 27 OTTOBRE. Abbiamo deciso questa data per il Mondadori Day.

Dove: davanti alle librerie Mondadori in giro per l’Italia.

Come: con un volantino standard, cartelli, striscioni e megafono

Perché: per informare che il principale gruppo editoriale italiano è passato a
Berlusconi grazie a una sentenza comprata da Previti.

A che ora: dalle ore 15 alle 18,30.

Chi: bastano gruppi di poche persone ben motivate, ognuno con la sua sigla

I permessi: è bene informare via fax almeno tre giorni prima l’ufficio manifestazioni della questura, che deve motivare il suo eventuale diniego con specifiche ragioni di ordine pubblico; nel fax va spiegato come s’intende svolgere l’iniziativa, in quanti, con quale orario ecc. Ricordo che per l’occupazione del suolo pubblico (per esempio con un tavolo) è formalmente necessaria anche l’autorizzazione dei vigili.

Video: suggerisco di girare un video, anche con interviste ai passanti, per poi procedere a un montaggio complessivo.

Comunicato: chiedo di comunicarmi le adesioni (con città e indirizzo del presidio) via mail entro il 25 ottobre, in modo da inserirle in un comunicato complessivo da inviare alle agenzie di stampa e naturalmente al Tg4.
Media locali: s’intende che ai contatti con i media locali ogni gruppo provvederà per conto proprio.

Noi: Qui Milano Libera sarà davanti alla libreria Mondadori di piazza Duomo

Qui scaricate il volantino da diffondere.

Qui c'è il video comunicato. Fatelo girare!

 

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sabato, 13 ottobre 2007



(13/10/2007)
- Il Corriere della Sera, ha fatto uno scoop firmato dal giovane cronista Marco Cremonesi sulla Giunta comunale di Milano guidata da un anno e quattro mesi da Letizia Moratti, 58 anni, imprenditrice, ex ministro dell'Istruzione ed ex presidente della Rai. Il Corriere della Sera ha pubblicato i rilievi mossi dalla Corte dei conti della Lombardia alla Giunta Moratti sulle consulenze d'oro effettuate dal Sindaco e dalla sua Giunta. In tutto 91 nomine, di cui ben 90 "illegittime". Non solo: la Procura della Corte dei conti parla di "dolo", il che significa che tali nomine sono state fatte scientemente sapendo che non era possibile farle. Questo significa (nel caso la Moratti e i suoi sodali non non lo sapessero) che il fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica contro ignoti in relazione alle consulenze d'oro, avrà finalmente un nome: quello del Sindaco, quello dei 16 componenti della Giunta Moratti e quello del Direttore generale che, a vario titolo, potrebbero essere indagati per reati quali l'abuso d'ufficio e, forse, l'associazione per delinquere. Un fatto gravissimo (qualora si verificasse) che costringerebbe la stessa Moratti alle dimissioni da Sindaco. Un precedente che nella storia della città di Milano non si e' mai verificato!
giovedì, 11 ottobre 2007


Dopo il V day dell’8 settembre Grillo lancia le cosidette liste civiche. Tutti coloro
che volessero creare una lista a livello locale devono avere il bollino di riconoscimento. Sarà un simbolo che accerterà la qualità della lista. Ci sarà il faccione del comico o chissà cos’altro. Ovvero Grillo imporrà
il simbolo e i requesiti che le liste dovranno possedere, senza però entrare nei giochi bensì “dirigendo” dal sul suo strumento di controllo, il blog.
Ecco, un’idea grottesca, goffa, imbarazzante, sciatta. Delle persone
dovranno spendersi in termini di tempo e denaro per riuscire a creare una lista,
cercare dei consensi e riuscire a candidarsi, pubblicizzando il simbolo di un comico che, infatti, non entrerà in politica in quanto comico ma se ne starà in villa ad ingrassare le proprie casse facendo comizi a pagamento.
Il merito bisogna certo darglielo. A costo praticamente zero, riesce ad incassare tanti quattrini, tanta pubblicità e tanti consensi. Consensi che si trasformano in zoccolo duro. Difatti la platea dei suoi seguaci obbediscono in tutto e per tutto. Quando scassava a badilate il computer tutti applaudivano. Oggi elogia internet e
l’informatica a livelli quasi patologici ed i suoi fedeli lo acclamano. Mi ricordo che
una volta ad un banchetto firme del meetup di milano, una signora si catapultò a
firmare senza nemmeno leggere cosa stesse approvando. Le bastava il marchio, la faccia di Grillo. E un po’ il significato del bollino. Lo approvo io, quindi fidati.
Stessa logica della politica più becera di oggi. Nulla di diverso.

Che Grillo sia completamente disinteressato dal voler davvero cambiare il Paese è
palese. Ci sono una miriade di elementi che possono indurre a pensarlo. Il primo su tutti è il suo dichiarato rifiuto verso la Lista Civica Nazionale di Veltri, Pardi, Beah e Alagna. Per quanto io non creda nel progetto, per Grillo era un’occasione
ghiottissima per tentare di creare qualcosa di concreto. Un’unica lista che si sarebbe candidata poi a livello nazionale. Senza bollini o baracconate simili. Il comico inizialmente aveva firmato il manifesto della lista. Quando, giustamente, i promotori hanno cominciato a chiedergli una sua presenza concreta e quindi di pubblicizzare il progetto, ecco che Beppe ritira la testa nel guscio. Difatti poco tempo fa scrisse sul suo blog che lui non ha nulla a che fare con la lista civica nazionale. Oliviero Beha gli scrive una lettera per ottenere spiegazioni e chiede di pubblicarla sul blog. Ovviamente il comico non la pubblica. Le critiche vanno sempre occultate. E sennò che leader sono.

Per non parlare poi della proposta di legge. Frutto dei messaggi che lancia da ormai 2 anni. I condannati furoi dal Parlamento. Un messaggio chiaro e semplice. Chi se ne importa di spiegare cos’è il blind trust, cos’è una seria riforma televisiva, quali sono le leggi da fare sulla giustizia. No, sono argomenti troppo complicati per ottenere facile consenso ed immediato. Meglio bombardare con sta storia dei 25 condannati. E più appetibile. Colpisce di più. Silvio Berlusconi ha una decina di prescrizioni ed una condanna cancellata per l’amnistia. Fedina penale intatta e quindi che stia pure in Parlamento. Con una legge, discutibile, non si risolve un intero sistema di oligarchia, di corruzione e malcostume diffuso. Questo il comico lo sa. Ma i suoi seguaci non si accorgeranno mai della sua sciatteria e del suo finto interesse. Che l’iniziativa del bollino non abbia suscitato sconcerto, ne è solo la prova.
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martedì, 09 ottobre 2007


La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per il “compagno” Stefano Ricucci. Motivo, la tentata scalata a Rcs. Con lui altre 15 persone tra le quali Sergio Billè, ex presidente Confcommercio, rinviato a giudizio per corruzione e appropriazione indebita. Sono due inchieste unificate.

Partiamo dalla scalata a Via Solferino. I pm Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli scrivono: «Ricucci agendo come presidente del cda di Magiste international e Garlsson Real Estate, diffondeva notizie false concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo del titolo Rcs Mediagroup. In particolare con ripetute dichiarazioni ad organi di stampa affermava notizie false, ovvero che: il gruppo Magiste disponeva di liquidità proprie, i finanziamenti delle banche non erano garantiti da pegno su azioni Rcs, l'intenzione del gruppo era arrivare, sempre in Rcs al 29,9 per cento della partecipazione azionaria».
Per questo motivo il simpatizzante dei Ds è stato sanzionato con la più alta multa che la Consob abbia mai dato, ovvero 10,4 milioni di euro.

Il Ricucci è accusato anche di bancarotta patrimoniale in quanto vicepresidente della Magiste. Sotto accusa più di mezzo milione di euro incassati nei primi mesi del 2007. Il gip Orlando Villoni gli ha imposto il divieto di esercitare la direzione delle società.

Per quanto riguarda il filone confcommercio, Sergio Billè è accusato di appropriazione indebita, reato per il quale fu iscritto nel registro degli indagati nel 2005. Provvedimento giudiziario che lo spinse ad autosospendersi dalla carica affermando quanto segue: “Da qualche tempo, su questa Confederazione e sulla mia persona in particolare, si sono concentrati attacchi inverosimili e di inaudita violenza, rischiano di vanificare lo straordinario percorso fatto da Confcommercio in questi anni. Proprio perché ho sempre e solo operato, insieme agli amici dell'intero gruppo dirigente, per questo risultato, credo di dovermi oggi assumere la responsabilità di riconoscere in questa situazione quelle condizioni di temporaneo impedimento all'esercizio delle mie funzioni di Presidente confederale, previste dallo Statuto”.
Quegli attacchi violenti ed infondati di cui parlava Billè, si sono trasformati oggi in un rinvio a giudizio.
Accusato di una compravendita fittizia di un palazzo in Via Lima a Roma da Stefano Ricucci. Il palazzo sarebbe stato destinato a diventare la sede della confederazione e acquistato con i fondi del cosidetto “fondo del presidente”, ovvero i fondi della Confcommercio.
Il Billè è stato colto sul fatto a ravanare nei fondi altre volte. Ha investito in titoli Bnl per un paio di milioni di euro e solo qualche migliaia di euro dai suoi fondi personali. Sempre con i fondi degli associati alla Confcommercio, ha arredato la sua maestosa dimora romana in via dell'Ara Coeli con grandi pezzi d’antiquariato. Ad esempio con un mobile del XVIII secolo per il valore di 120.000 euro. Il valore totale dei pezzi è 2 milioni di euro.
Infine il figlio Andrea Billè rinviato a giudizio per aver pattuito con Ricucci una tangente per la gestione del patrimonio immobiliare dell’Enasarco.

Evviva la speculazione. E cito il buon compagno Ricucci: “Qua se tratta de esse bravi a comprà e vende…e sennò ‘o fascevano tutti!”
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lunedì, 08 ottobre 2007



Il ddl Gentiloni è sparito dal calendario della Camera. Nelle nostre interviste di rapina, vari ministri, tra i quali lo stesso ministro delle comunicazioni, ci hanno sempre promesso che "era lì", in esame. Ora è magicamente sparito. Lo stesso gentilone asserisce che questo è un "fatto negativo".


Nel frattempo sul sito di Europa 7 si trovano le osservazioni sulle recenti conclusioni dell'Avvocato Generale della Corte di giustizia europea:


Il 12 settembre 2007, l’Avvocato Generale presso la Corte di giustizia delle Comunità Europee ha depositato le proprie conclusioni sul caso “Europa 7”, che è stato sottoposto alla Corte di giustizia dal Consiglio di Stato, cui Europa 7 ha chiesto di condannare lo Stato italiano all’assegnazione delle frequenze oggetto della concessione rilasciatale nel luglio 1999.
L’Avvocato Generale, che agisce (in totale indipendenza dalle parti e dalla stessa Corte) quale “difensore del diritto comunitario”, ha innanzitutto preso atto che la normativa italiana consente «alle vecchie emittenti di usare ancora frequenze per le reti eccedenti la soglia antitrust», come Retequattro, «così da bloccare il rilascio delle stesse [frequenze] per le emittenti nuove, come Europa 7», nonostante Europa 7 abbia ottenuto la concessione nel 1999, all’esito di una gara indetta dallo Stato italiano.
L’Avvocato Generale osserva, però, che il diritto comunitario impone che lo Stato membro, una volta indetta una procedura selettiva per il rilascio di concessioni televisive, sia obbligato a rispettarne l’esito, altrimenti «verrebbe meno la ragione stessa di queste procedure se uno Stato membro (…) consentisse agli operatori privati già presenti di occupare indefinitamente il mercato», così come avviene ancora oggi in Italia con Retequattro.
Il diritto comunitario impone, in particolare, che, all’esito di una gara pubblica per il rilascio di concessioni, lo Stato debba adottare «ogni misura atta a garantire l’esercizio di tale attività», tanto più nel settore televisivo in cui le procedure di selezione vengono indette «per garantire il pluralismo dei mezzi di comunicazione».
In applicazione del diritto comunitario, pertanto, «i giudici nazionali (…) hanno l’obbligo di garantire l’effettiva applicazione del diritto comunitario» e devono, se necessario, ordinare rimedi appropriati per garantire che i diritti acquisiti dai titolari di concessione, come Europa 7, non rimangano «illusori». A tal fine, i giudici nazionali devono esaminare con rigore le eventuali ragioni addotte dallo Stato «per ritardare l’assegnazione di frequenze ad un operatore che ha ottenuto diritti di radiodiffusione televisiva in ambito nazionale a seguito di una gara pubblica».
In nessun caso i diritti acquisiti dai nuovi competitori, come Europa 7, potrebbero «svanire», neppure se gli operatori già presenti sul mercato (come Retequattro) potessero in ipotesi vantare un legittimo affidamento o un diritto consolidato, derivante da una norma di diritto interno. Anche in questo caso (che – per inciso – non sembra potersi prospettare nella specie, in presenza delle sentenze della Corte costituzionale relative alla illegittimità delle reti eccedenti), sarebbe semmai lo Stato a dover farsi carico di eventuali pretese indennitarie di tali soggetti, fermo restando l’obbligo di garantire che i diritti dei nuovi operatori trovino piena attuazione.
In base a tali premesse, l’Avvocato Generale ha così concluso:
«L’art. 49 CE richiede che l’assegnazione di un numero limitato di concessioni per la radiodiffusione televisiva in ambito nazionale a favore di operatori privati si svolga in conformità a procedure di selezione trasparenti e non discriminatorie e che, inoltre, sia data piena attuazione al loro esito.
I giudici nazionali devono esaminare attentamente le ragioni addotte da uno Stato membro per ritardare l’assegnazione di frequenze ad un operatore che così ha ottenuto diritti di radiodiffusione televisiva in ambito nazionale e, se necessario, ordinare rimedi appropriati per garantire che tali diritti non rimangano illusori».

Qualora la Corte di Giustizia dovesse condividerele conclusioni dell’Avvocato Generale, la decisione della Corte non solo avrebbe un impatto decisivo sul giudizio promosso da Europa 7 dinanzi al Consiglio di Stato, ma non potrebbe di certo essere ignorata dal Parlamento italiano, che si appresta a discutere il d.d.l. Gentiloni, in cui il problema di Europa 7 viene affrontato in termini ritenuti, anche da forze politiche della maggioranza, ancora troppo timidi.

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venerdì, 05 ottobre 2007



Solidarietà a Luigi De Magistris.



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