
In questi giorni si sta assistendo all'ennesimo indegno teatrino. Scontro titanico tra i ministri. Questione? Il racket dei lavavetri. Dopo il provvedimento preso a Firenze dallo "sceriffo", l'assessore Cioni, impazza la discussione su quali sarebbero i provvedimenti adeguati. C'è chi dice che bisogna combattare il racket, c'è chi sostiene che bisogna cacciare via tutti i lavavetri dai semafori, eccetera eccetera. Insomma argomentazioni di alto livello. Discorsi alti. Certo mai alti come quelli del leghista Gentilini, che quando era sindaco di Treviso, voleva vestire da leprotti gli immigrati così che i cacciatori potessero allenarsi.
Quindi su tutti i quotidiani di questi giorni troviamo titoloni e pagine intere sull'argomento, con tanto di solenni dichiarazioni di ministri che cavalcano l'onda della sicurezza per il cittadino.
Titoloni che si trasformano in minibox o direttamente nel silenzio quando si trattano i veri racket. Quelli che fermano il sistema economico italiano. Quelli che chiedono il pizzo. Quelli che costringono a chiudere centinaia di imprenditori onesti. Notizie come quella di Andrea Vecchio non si danno mai:
MAFIA: TERZO ATTENTATO IN 2 GIORNI, IMPRENDITORE CHIUDE CANTIERI
Catania, 30 ago. (Adnkronos) - "Adesso basta, non si puo' andare avanti cosi': chiudiamo". Dopo il terzo attentato in 48 ore, Andrea Vecchio, imprenditore catanese di 77 anni, alla guida di una impresa con decine di cantieri aperti in tutta la Sicilia, decide di fermarsi. Appena ieri Vecchio aveva incontrato i giornalisti per ribadire che, nonostante i due attentati subiti, non si sarebbe piegato alle richieste estorsive. "Non ho mai pagato e non paghero' -ha detto anche oggi- anche se devo constatare che un'altra impresa per non subire altri attentati si sarebbe piegata. questo e' un attacco contro lo stato e pensavo che dopo le prime intimidazioni ci sarebbe stata piu' attenzione".Bisogna attendere che un imprenditore edile che ha denunciato si arrenda e paghi il pizzo, o che la violenza arrivi a conseguenze ben più tragiche, perchè i Ministri dell’Interno e della Difesa adottino immediati provvedimenti straordinari a tutela degli industriali siciliani bersagliati dal racket?”. Sono le parole del presidente regionale dell’Ance Sicilia, Salvatore Arcòvito.
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