giovedì, 30 agosto 2007


In questi giorni si sta assistendo all'ennesimo indegno teatrino. Scontro titanico tra i ministri. Questione? Il racket dei lavavetri. Dopo il provvedimento preso a Firenze dallo "sceriffo", l'assessore Cioni, impazza la discussione su quali sarebbero i provvedimenti adeguati. C'è chi dice che bisogna combattare il racket, c'è chi sostiene che bisogna cacciare via tutti i lavavetri dai semafori, eccetera eccetera. Insomma argomentazioni di alto livello. Discorsi alti. Certo mai alti come quelli del leghista Gentilini, che quando era sindaco di Treviso, voleva vestire da leprotti gli immigrati così che i cacciatori potessero allenarsi.
Quindi su tutti i quotidiani di questi giorni troviamo titoloni e pagine intere sull'argomento, con tanto di solenni dichiarazioni di ministri che cavalcano l'onda della sicurezza per il cittadino.
Titoloni che si trasformano in minibox o direttamente nel silenzio quando si trattano i veri racket. Quelli che fermano il sistema economico italiano. Quelli che chiedono il pizzo. Quelli che costringono a chiudere centinaia di imprenditori onesti. Notizie come quella di Andrea Vecchio non si danno mai:


MAFIA: TERZO ATTENTATO IN 2 GIORNI, IMPRENDITORE CHIUDE CANTIERI

Catania, 30 ago. (Adnkronos) - "Adesso basta, non si puo' andare avanti cosi': chiudiamo". Dopo il terzo attentato in 48 ore, Andrea Vecchio, imprenditore catanese di 77 anni, alla guida di una impresa con decine di cantieri aperti in tutta la Sicilia, decide di fermarsi. Appena ieri Vecchio aveva incontrato i giornalisti per ribadire che, nonostante i due attentati subiti, non si sarebbe piegato alle richieste estorsive. "Non ho mai pagato e non paghero' -ha detto anche oggi- anche se devo constatare che un'altra impresa per non subire altri attentati si sarebbe piegata. questo e' un attacco contro lo stato e pensavo che dopo le prime intimidazioni ci sarebbe stata piu' attenzione".

Bisogna attendere che un imprenditore edile che ha denunciato si arrenda e paghi il pizzo, o che la violenza arrivi a conseguenze ben più tragiche, perchè i Ministri dell’Interno e della Difesa adottino immediati provvedimenti straordinari a tutela degli industriali siciliani bersagliati dal racket?”. Sono le parole del presidente regionale dell’Ance Sicilia, Salvatore Arcòvito.

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mercoledì, 29 agosto 2007
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lunedì, 27 agosto 2007


Intervista esclusiva a Vincenzo Garraffa. Colui che, stando alla sentenza della corte di appello di Milano, ha subito il tentativo di estorsione aggravata da parte di Marcello Dell'Utri e il boss trapanese Vincenzo Virga.
"Abbiamo uomini e mezzi per convincerla a pagare". Così si rapportò il fondatore di Forza Italia nei confronti del Garraffa nel tentativo di convincerlo a pagare un credito di 750 milioni di lire come commissione di agenzia per un contratto di sponsorizzazione. Il tutto però doveva essere effettuato in nero, in contanti. Garraffa rifiutò e da lì, tutta la storia che ne segue. Nell'intervista c'è tutto.
Agghiaccianti un paio di particolari che mi sono rimasti impressi. Uno è che per andare a processo contro Dell'Utri, quindi un senatore e quindi il fondatore del partito più votato d'Italia, bisogna andarci con l'auto blindata. Il secondo particolare, il più grave in assoluto, è che Vincenzo Garraffa ha dovuto lasciare la sua terra per ragioni di sicurezza.
I media stanno in silenzio. Il solito devastante silenzio.



domenica, 26 agosto 2007


CATANZARO
- Nuove minacce di morte, dopo quelle dei mesi scorsi, sono state ricevute dal presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero. Nei giorni scorsi è giunta una telefonata anonima sul cellulare intestato a Loiero ma in uso alla moglie, Maria Blandini. "Entro il 31 agosto farai la fine di Falcone e Borsellino", avrebbe detto l'anonimo. La notizia, sulla quale viene mantenuto il massimo riserbo, è stata pubblicata stamani dal quotidiano
La Gazzetta del Sud.

Le minacce ricevute sul telefonino della moglie del presidente della Regione sono arrivate mentre i due entravano in un supermercato, assieme alla scorta del governatore. Le minacce di morte sono state ripetute per due volte. La moglie di Loiero si è, ovviamente, spaventata e si è anche messa a piangere attirando così l'attenzione della scorta. Il fatto è stato immediatamente denunciato alla Digos, che ha avviato le indagini.

Si tratta dell'ennesima minaccia nei confronti del presidente della Regione Calabria. Un mese fa su un muro nel centro abitato di Montepaone, residenza estiva della famiglia Loiero, era comparsa la scritta "Loiero come Fortugno, stessa razza stessa fine". In precedenza telefonate con minacce erano giunte anche al centralino della Regione e inoltre erano state inviate lettere con proiettili agli indirizzi privati del governatore. Secondo quanto si è appreso, oltre alle minacce di cui hanno avuto notizia gli organi di stampa nei mesi e negli anni scorsi, più di una volta ci sono state intimidazioni che non sono state nemmeno rese note.

(la Repubblica, 25 agosto 2007)
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giovedì, 23 agosto 2007



Non mi aspettavo critiche infoiate da parte di Marcello Dell'Utri, ma sulla strage di Duisburg non ho letto nessuna dichiarazione da parte di politici.

Ci lamentiamo se la stampa estera ci dipinge con copertine stereotipanti. Certo è grave. Ma è grave che la nostra classe politica spenda solo qualche parolina qua e là sulla questione. Dopo tutto, esportiamo nel Mondo stragi mafiose. Niente di che.

E' più opportuno discutere per capire se la Brambilla ha registrato dal notaio un nuovo partito o l'attestato di morte del grancapo di Arcore. Meglio parlare di un capo mandria che delira inneggiando allo sciopero fiscale. Meglio mandare in onda sui tg gli annaspi del bikerbimbokinder senza alcun contradditorio giornalistico. Meglio straparlare dei candidati di un Partito Democratico sempre più in crisi da menopausa.

Di mafia non si deve parlare mai. Eccetto due giorni all'anno, quando improvvisamente tutti indossano le vesti dell'antimafia commemorando l'anniversario della morte di Falcone e Borsellino.
A questo punto, preferirei che tacessero anche in quei giorni.

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