categoria:trash, libertà di informazione
Clemente Mastella: "Come e' legittimo che il mio amico Montezemolo sottoscriva il referendum per la legge elettorale, e' legittimo che io come politico mi interessi al sistema economico del Paese."
Piero Fassino: "I comportamenti adottati e seguiti da me, da Latorre, da D'Alema e dagli altri dirigenti Ds chiamati in causa, sono sempre stati trasparenti. Non abbiamo nulla di cui vergognarci."
Nel frattempo...
Per il tentativo di scalata ad Antonveneta chiesto il rinvio a giudizio per l'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio, l'ex ad di Banca Popolare Italiana Gianpiero Fiorani, un'altra settantina di persone e nove società. Sono queste le richieste presentate dalla procura di Milano al termine dell'inchiesta che aveva portato all'arresto, tra gli altri, di Fiorani e del suo braccio destro Gianfranco Boni.
In totale sono 68 le persone per le quali i sostituti procuratori Francesco Greco, Eugenio Fusco e Giulia Perrotti, hanno chiesto il rinvio a giudizio. Tra queste vi sono anche l'ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte e il finanziere Emilio Gnutti. E ancora gli immobiliaristi romani Stefano Ricucci e Danilo Coppola, i cosiddetti furbetti del quartierino.
(25 luglio 2007)
Fausto Bertinotti: "La diffusione di notizie riguardanti il rapporto tra magistratura e Parlamento costituisce un problema".
Anna Finocchiaro: "Trovo francamente forzata la ricostruzione operata dal Gip di Milano Clementina Forleo".
Pier Luigi Bersani: ''Poiche' le intercettazioni le hanno potute leggere tutti, tutti potranno farsi una opinione di quanto sia proporzionata ai fatti la ricostruzione della Dottoressa Forleo. A me pare francamente che non ci sia proporzione alcuna''.
Massimo D'Alema: "Tutti possono constatare l'infondatezza di quanto sembra mi venga contestato, poiche' le intercettazioni telefoniche sono state rese pubbliche su tutti i giornali italiani''.
Nicola Latorre: ''l'ipotesi di reato che verrebbe contestata nella parte finale del provvedimento del Gip e' del tutto surreale''.
Clemente Mastella: "Ho dato mandato ai miei uffici di acquisire la richiesta fatta al Parlamento dal Gip di Milano Clementina Forleo ravvisando, secondo quanto riferito da notizie di agenzia, singolarita' rispetto sia al contenuto riportato che al ruolo che, con la richiesta cosi' formulata, il magistrato si e' assunto, con una potenziale lesione dei diritti e dell'immagine di soggetti estranei al processo". Lo afferma, in una nota, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella."

Bruxelles, 18 lug. (Apcom)
La Commissione europea muove ancora un passo contro l'Italia per la legge Gasparri sul riordino del sistema radiotelevisivo. In un 'parere motivato', seconda tappa della procedura d'infrazione avviata il 26 luglio 2006, Bruxelles prende di mira i 'diritti speciali' di cui godono gli operatori analogici nel passaggio al digitale, spiegando che questi non consentono di contendere la posizione dominante di Rai e Mediaset,"che controllano già la maggior parte (circa l'80%) delle frequenze in tecnica analogica". Queste disposizioni "accordano a detti operatori un evidente vantaggio a danno di altre aziende" e "conferiscono agli operatori in questione un'evidente protezione dalla concorrenza esercitata sul nuovo mercato digitale". L'Italia ha ora 2 mesi di tempo per modificare le norme prima del deferimento alla Corte di giustizia Ue.
La Commissione europea "ritiene che l'esclusione di nuovi entranti dalla compravendita di frequenze non sia proporzionata e vada oltre quanto necessario per consentire il passaggio alla radiodiffusione in tecnica digitale da parte degli operatori analogici già esistenti". Nel testo del parere motivato la commissione rileva infatti che "in considerazione del forte squilibrio tra il numero di frequenze in tecnica analogica utilizzate da Rai e Mediaset e quello delle frequenze analogiche utilizzate da altri operatori analogici, la suddetta disposizione concede a Rai e Mediaset un evidente vantaggio rispetto ai loro concorrenti per quanto riguarda la loro affermazione sul mercato dei servizi di trasmissione in tecnica digitale."
Il parere motivato evidenzia con chiarezza i danni che la legge Gasparri comporta per operatori come Europa 7: "L'art. 25, paragrafo 11, della legge Gasparri proroga, fino alla data dello switch off, l'autorizzazione a proseguire le trasmissioni in tecnica analogica per gli operatori che non sono titolari di una concessione analogica. Questa disposizione accorda a detti operatori un evidente vantaggio a danno delle altre aziende, segnatamente di quelle - come Europa 7 - che pur essendo titolari di una concessione analogica non sono in grado di fornire servizi di radiodiffusione terrestre in tecnica analogica per mancanza di frequenze disponibili."
Alla messa in mora del luglio 2006, il Governo italiano aveva risposto che con l'approvazione del Ddl Gentiloni si sarebbero eliminati i diritti speciali e recuperate frequenze per il "dividendo digitale". Ma sinora è stato approvato nelle Commissioni della Camera solo l'art 1 e l'antitrust europeo conclude insistendo sul fatto che "a quasi un anno dall'invio della lettera, l'Italia non ha ancora notificato alcun concreto provvedimento inteso a rimediare alle questioni su cui la Commissione ha formulato le sue riserve".


Donna Letizia, d'accordo con i capi delegazione dei gruppi consiliari della maggioranza, ha deciso la rimozione di altre dieci opere, secondo il principio che non devono esserci riferimenti alla religione ed alla pedofilia.
Il nostro Vittorio, preventivamente, aveva già escluso alcune opere "perché artisticamente modeste" e "perché coinvolgevano personalità con ruolo istituzionale". Peccato che l'opera più discussa, una scultura femminea e scollacciata che ricorda Benedetto XIV, abbia poi deciso di acquistarla per venticinque mila euro. Ma gli artisti "blasfemi" non li voleva in galera?
Il truffatore Sgarbi ha da sempre il fiuto per gli affari, quello per la coerenza non è cosa che lo riguardi.
Il camerata Ignazio La Russa, udite udite, ha messo la sua firma tra i contributi al catalogo della mostra. Ma sostiene di essere stato tenuto all'oscuro della natura controversa di alcune opere, mentre sperava di "contribuire alla battaglia contro i pregiudizi". Povero Ignazio. Lui che è da sempre un moderato!
Alla fine della fiera, chi ci perde è ancora una volta la libertà d'espressione, l'arte e la credibilità di una Milano che si è definitivamente venduta al moralismo dei benpensanti. La città che per prima ha promosso in Italia artisti come Haring o Basquiat, si è trasformata in un paesone di provincia che teme l'arte e le voci libere ma non sa indignarsi di fronte agli abusi dei suoi amministratori, di fronte al curriculum giudiziario del suo assessore alla cultura. Chi ci guadagna? Sgarbi ne esce bene e giudica positivamente la bagarre. Come stupirsi?
Tra le pietre dello scandalo un'opera intitolata "Ecce Trans": una rilettura della famosa foto che immortalava Sircana mentre accostava un transessuale. Al posto del trans c'è Gesù. Apriti cielo!
La Lega cattolica antidiffamazione, oltre a voler presentare una denuncia alla Magistratura, ha chiesto "la revoca immediata di qualsiasi forma di patrocinio e finanziamento da parte delle istituzioni pubbliche". Ecco una dichiarazione dell'autore dell'opera, che mi sento di condividere: «In "Ecce Trans" la scelta di utilizzare un registro stilistico "basso" anzi "bassissimo" era richiesto dall'opera stessa. [..] La missione di un artista non è quella di cercare provocazioni gratuite ma di esprimere delle emergenze, e quando queste emergenze sono collettive è naturale che l'opera desti scandalo. Rappresentando Gesù come un trans siamo certi di non offendere Gesù che è stato per primo un grande provocatore, un sovvertitore della morale. Accostare la figura di Gesù a quella di un trans, come di qualsiasi altro emarginato, non ha nulla di irriverente anzi è profondamente in linea col cristianesimo. Il problema sono invece i moralisti, i benpensanti che si fanno scudo dell' "essere cristiani" per determinare la situazione di estrema arretratezza culturale che stiamo vivendo nel nostro paese:dove anche l'arte può essere censurata.»
Pasolini, durante un'intervista, affermò che l'espressione di un artista, quando è onesta, è sempre scandalosa, perché il suo sguardo irrompe dissonante nel vivere degli uomini.
Il mercante d'arte pregiudicato ha già ricevuto offerte da altre città. Lui, paladino della causa gay, sostenitore dei dico e probabilmente anche dei nuovi "cus", porterà "l'arte omosessuale" lontano dai moralismi meneghini, al riparo dai tailleur castigati di madama Letizia, donna d'altri tempi.
Forse gli artisti dovrebbero valutare meglio da chi farsi promuovere e patrocinare, evitando una disonesta strumentalizzazione: arte, questa sì, in cui Vittorio ha più volte dimostrato di eccellere.
Franz