sabato, 28 luglio 2007



E Stefania attacca ancora: «Alla sbarra i prepotenti del passato»
PER Stefania Craxi Massimo D’Alema è un autentico pallino. Non le ha mai risparmiato battute e attacchi. Anche (o forse soprattutto) negli ultimi giorni: «Leggo da più parti, in questi giorni - ha dichiarato la figlia del presidente del Consiglio socialista - paragoni con gli uomini e le vicende della Prima Repubblica. A questo proposito vorrei ricordare una giornata particolare, quel 3 luglio 1992, quando Craxi denunciò, inascoltato, i guasti del finanziamento illecito dei partiti. E lì che è cominciata la morte della politica». «Bettino Craxi - insiste l’attuale deputata di Forza Italia - non fece una dichiarazione o scrisse un articolo: pronunciò un discorso alla Camera nel momento solenne del voto di fiducia al governo Amato. La Camera non si divise allora fra garantisti e giustizialisti. Si divise tra vili, che speravano di placare i giudici offrendo il partito socialista in espiazione, e canaglie che nascosero la già intrapresa via giudiziaria al potere definendo il discorso di Craxi una chiamata di correo», ha proseguito la Craxi. «Ora tocca ai prepotenti di allora stare alla sbarra. Noi siamo garantisti oggi come ieri. Ma gli indecorosi schiamazzi con cui si difendono meritano una sanzione politica cento volte più forte di quella eventuale giudiziaria».           
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mercoledì, 25 luglio 2007



Clemente Mastella: "Come e' legittimo che il mio amico Montezemolo sottoscriva il referendum per la legge elettorale, e' legittimo che io come politico mi interessi al sistema economico del Paese."

Piero Fassino: "I comportamenti adottati e seguiti da me, da Latorre, da D'Alema e dagli altri dirigenti Ds chiamati in causa, sono sempre stati trasparenti. Non abbiamo nulla di cui vergognarci."

 

Nel frattempo...


Per il tentativo di scalata ad Antonveneta chiesto il rinvio a giudizio per l'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio, l'ex ad di Banca Popolare Italiana Gianpiero Fiorani, un'altra settantina di persone e nove società. Sono queste le richieste presentate dalla procura di Milano al termine dell'inchiesta che aveva portato all'arresto, tra gli altri, di Fiorani e del suo braccio destro Gianfranco Boni.

In totale sono 68 le persone per le quali i sostituti procuratori Francesco Greco, Eugenio Fusco e Giulia Perrotti, hanno chiesto il rinvio a giudizio. Tra queste vi sono anche l'ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte e il finanziere Emilio Gnutti. E ancora gli immobiliaristi romani Stefano Ricucci e Danilo Coppola, i cosiddetti furbetti del quartierino.

(25 luglio 2007)


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domenica, 22 luglio 2007

Fausto Bertinotti: "La diffusione di notizie riguardanti il rapporto tra magistratura e Parlamento costituisce un problema".

Anna Finocchiaro: "Trovo francamente forzata la ricostruzione operata dal Gip di Milano Clementina Forleo".

Pier Luigi Bersani: ''Poiche' le intercettazioni le hanno potute leggere tutti, tutti potranno farsi una opinione di quanto sia proporzionata ai fatti la ricostruzione della Dottoressa Forleo. A me pare francamente che non ci sia proporzione alcuna''.

Massimo D'Alema:  "Tutti possono constatare l'infondatezza di quanto sembra mi venga contestato, poiche' le intercettazioni telefoniche sono state rese pubbliche su tutti i giornali italiani''.

Nicola Latorre: ''l'ipotesi di reato che verrebbe contestata nella parte finale del provvedimento del Gip e' del tutto surreale''.

Clemente Mastella: "Ho dato mandato ai miei uffici di acquisire la richiesta fatta al Parlamento dal Gip di Milano Clementina Forleo ravvisando, secondo quanto riferito da notizie di agenzia, singolarita' rispetto sia al contenuto riportato che al ruolo che, con la richiesta cosi' formulata, il magistrato si e' assunto, con una potenziale lesione dei diritti e dell'immagine di soggetti estranei al processo". Lo afferma, in una nota, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella."

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venerdì, 20 luglio 2007
 

Bruxelles, 18 lug. (Apcom)

La Commissione europea muove ancora un passo contro l'Italia per la legge Gasparri sul riordino del sistema radiotelevisivo. In un 'parere motivato', seconda tappa della procedura d'infrazione avviata il 26 luglio 2006, Bruxelles prende di mira i 'diritti speciali' di cui godono gli operatori analogici nel passaggio al digitale, spiegando che questi non consentono di contendere la posizione dominante di Rai e Mediaset,"che controllano già la maggior parte (circa l'80%) delle frequenze in tecnica analogica". Queste disposizioni "accordano a detti operatori un evidente vantaggio a danno di altre aziende" e "conferiscono agli operatori in questione un'evidente protezione dalla concorrenza esercitata sul nuovo mercato digitale". L'Italia ha ora 2 mesi di tempo per modificare le norme prima del deferimento alla Corte di giustizia Ue.

La Commissione europea "ritiene che l'esclusione di nuovi entranti dalla compravendita di frequenze non sia proporzionata e vada oltre quanto necessario per consentire il passaggio alla radiodiffusione in tecnica digitale da parte degli operatori analogici già esistenti". Nel testo del parere motivato la commissione rileva infatti che "in considerazione del forte squilibrio tra il numero di frequenze in tecnica analogica utilizzate da Rai e Mediaset e quello delle frequenze analogiche utilizzate da altri operatori analogici, la suddetta disposizione concede a Rai e Mediaset un evidente vantaggio rispetto ai loro concorrenti per quanto riguarda la loro affermazione sul mercato dei servizi di trasmissione in tecnica digitale."

Il parere motivato evidenzia con chiarezza i danni che la legge Gasparri comporta per operatori come Europa 7: "L'art. 25, paragrafo 11, della legge Gasparri proroga, fino alla data dello switch off, l'autorizzazione a proseguire le trasmissioni in tecnica analogica per gli operatori che non sono titolari di una concessione analogica. Questa disposizione accorda a detti operatori un evidente vantaggio a danno delle altre aziende, segnatamente di quelle - come Europa 7 - che pur essendo titolari di una concessione analogica non sono in grado di fornire servizi di radiodiffusione terrestre in tecnica analogica per mancanza di frequenze disponibili."

Alla messa in mora del luglio 2006, il Governo italiano aveva risposto che con l'approvazione del Ddl Gentiloni si sarebbero eliminati i diritti speciali e recuperate frequenze per il "dividendo digitale". Ma sinora è stato approvato nelle Commissioni della Camera solo l'art 1 e l'antitrust europeo conclude insistendo sul fatto che "a quasi un anno dall'invio della lettera, l'Italia non ha ancora notificato alcun concreto provvedimento inteso a rimediare alle questioni su cui la Commissione ha formulato le sue riserve".

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lunedì, 16 luglio 2007




Applausi. Applausi per Fabrizio Corona con questo grandissimo videoclip uscito dopo le persecuzioni che ha subito dalla Procura di Potenza. Una canzone rap del famoso Kalief che racconta le insopportabili ingiustizie subite dal Corona.

"L'uomo che ha scardinato l'Italia del vizio" recita la canzone. Lui, di quel mondo di partyvip&coca non ne fa parte ovviamente. Anche se in altri versi, il rapper inveisce contro l'invidia che la gente avrebbe nei confronti dello stile di vita principesco di Fabirzio. Dal pezzo esce anche una forte critica nei confronti dell'indulto. Si capisce che il Corona se ne intende di politca. Lui guarda con simpatia la villa di Arcore per creare un nuovo partito. L'indulto lo hanno votato anche lì però. Ma la sua, sarà sicuramente un'astuta  tattica.
"In Italia tutto ha un prezzo come D&G" recita sempre la canzone. Pure le foto. "Tutto non è come appare". Giusto. Le sue potevano sembrare estorsioni. Invece sono abilità  nel vendere e comprare
che non tutti hanno. E sennò 'o fascevano tutti...come dice il buon Ricucci.
Lo scardinatore dell'Italia del vizio lo puoi trovare facilmente su una Bentley o nei privè con le "babies". Io vado a trovarlo.
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sabato, 14 luglio 2007

Dall'amico Franz



Il Pregiudicato alla cultura, alias Vittorio Sgarbi, sa come montare uno scandalo quando ha bisogno di pubblicità. Ha deciso di annullare definitivamente la mostra "Vade Retro – Arte e Omosessualità", inaugurata a Milano e mai aperta al pubblico. La decisione segue le polemiche su alcune delle opere e risponde all'editto "bulgaro" del sindaco Moratti.

Donna Letizia, d'accordo con i capi delegazione dei gruppi consiliari della maggioranza, ha deciso la rimozione di altre dieci opere, secondo il principio che non devono esserci riferimenti alla religione ed alla pedofilia.

Il nostro Vittorio, preventivamente, aveva già escluso alcune opere "perché artisticamente modeste" e "perché coinvolgevano personalità con ruolo istituzionale". Peccato che l'opera più discussa, una scultura femminea e scollacciata che ricorda Benedetto XIV, abbia poi deciso di acquistarla per venticinque mila euro. Ma gli artisti "blasfemi" non li voleva in galera?

Il truffatore Sgarbi ha da sempre il fiuto per gli affari, quello per la coerenza non è cosa che lo riguardi.

Il camerata Ignazio La Russa, udite udite, ha messo la sua firma tra i contributi al catalogo della mostra. Ma sostiene di essere stato tenuto all'oscuro della natura controversa di alcune opere, mentre sperava di "contribuire alla battaglia contro i pregiudizi". Povero Ignazio. Lui che è da sempre un moderato!

Alla fine della fiera, chi ci perde è ancora una volta la libertà d'espressione, l'arte e la credibilità di una Milano che si è definitivamente venduta al moralismo dei benpensanti. La città che per prima ha promosso in Italia artisti come Haring o Basquiat, si è trasformata in un paesone di provincia che teme l'arte e le voci libere ma non sa indignarsi di fronte agli abusi dei suoi amministratori, di fronte al curriculum giudiziario del suo assessore alla cultura. Chi ci guadagna? Sgarbi ne esce bene e giudica positivamente la bagarre. Come stupirsi?

Tra le pietre dello scandalo un'opera intitolata "Ecce Trans": una rilettura della famosa foto che immortalava Sircana mentre accostava un transessuale. Al posto del trans c'è Gesù. Apriti cielo!

La Lega cattolica antidiffamazione, oltre a voler presentare una denuncia alla Magistratura, ha chiesto "la revoca immediata di qualsiasi forma di patrocinio e finanziamento da parte delle istituzioni pubbliche". Ecco una dichiarazione dell'autore dell'opera, che mi sento di condividere: «In "Ecce Trans" la scelta di utilizzare un registro stilistico "basso" anzi "bassissimo" era richiesto dall'opera stessa. [..] La missione di un artista non è quella di cercare provocazioni gratuite ma di esprimere delle emergenze, e quando queste emergenze sono collettive è naturale che l'opera desti scandalo. Rappresentando Gesù come un trans siamo certi di non offendere Gesù che è stato per primo un grande provocatore, un sovvertitore della morale. Accostare la figura di Gesù a quella di un trans, come di qualsiasi altro emarginato, non ha nulla di irriverente anzi è profondamente in linea col cristianesimo. Il problema sono invece i moralisti, i benpensanti che si fanno scudo dell' "essere cristiani" per determinare la situazione di estrema arretratezza culturale che stiamo vivendo nel nostro paese:dove anche l'arte può essere censurata

Pasolini, durante un'intervista, affermò che l'espressione di un artista, quando è onesta, è sempre scandalosa, perché il suo sguardo irrompe dissonante nel vivere degli uomini.

Il mercante d'arte pregiudicato ha già ricevuto offerte da altre città. Lui, paladino della causa gay, sostenitore dei dico e probabilmente anche dei nuovi "cus", porterà "l'arte omosessuale" lontano dai moralismi meneghini, al riparo dai tailleur castigati di madama Letizia, donna d'altri tempi. 

Forse gli artisti dovrebbero valutare meglio da chi farsi promuovere e patrocinare, evitando una disonesta strumentalizzazione: arte, questa sì, in cui Vittorio ha più volte dimostrato di eccellere.

Franz

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venerdì, 13 luglio 2007


13 luglio 2007
Da La repubblica

Lodo Mondadori, confermata in Cassazione la condanna di Previti a un anno e mezzo.

ROMA
- Dopo otto ore di camera di consiglio la II Sezione penale della Cassazione ha confermato la condanna di Cesare Previti, Giovanni Acampora, Attilio Pacificio e Vittorio Metta per la vicenda Lodo Mondadori. La sentenza ha suscitato l'immediata reazione di Forza Italia: "Nell'esprimere la solidarietà all'onorevole Previti da parte mia e di Forza Italia, che si stringe intorno a lui, ho il dovere di segnalare un clima sempre più involgarito e incanaglito della vita civile italiana, che non porterà a nulla di buono", ha affermato il coordinatore forzista Sandro Bondi. Dal canto loro i difensori di Previti, Sandro Sammarco e Giorgio Perroni, hanno parlato di "amara delusione".

Il 23 febbraio scorso Previti era stato condannato in appello a un anno e sei mesi, come Pacifico e Acampora. L'ex giudice Metta era stato condannato invece a due anni e otto mesi. L'ex ministro della Difesa e parlamentare di Forza Italia, condannato anche a sei anni per il processo Imi-Sir, è attualmente affidato ai servizi sociali. Ora il tribunale di sorveglianza di Milano dovrà decidere se revocare questa decisione e far tornare Previti agli arresti domiciliari che dovrebbero durare circa 20 giorni, dopo di che, per effetto di una serie di sconti, il deputato forzista avrebbe scontato la pena.

Negata la prescrizione. La Cassazione ha respinto i ricorsi della difesa che puntava tutto sulla prescrizione. Gli avvocati di Previti speravano che la Corte valutasse la consegna del denaro come la prova del reato di modo che questo risalisse a prima della sentenza "comprata" del 24 gennaio 1991. Se questo ragionamento fosse stato accolto dai giudici, calcolando i tempi di 15 anni, otto mesi e venti giorni, la prescrizione per Previti sarebbe già intervenuta da circa un anno.Tuttavia, il procuratore generale della Cassazione ha tenuto conto della "dazione" di denaro come prova fino a dicembre del 1993, applicando quindi la continuazione del reato con Imi-Sir. E secondo questa tesi, che è stata poi fatta propria dalla Corte, il reato non è ancora prescritto.

Per effetto della bocciatura dei ricorsi gli imputati sono stati condannati a pagare le spese processuali e a rifondere le parti civili con 38 mila euro complessivi.
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venerdì, 13 luglio 2007
 
Abbiamo sfruttato l'occasione in seguito al blocco del blog di Piero, aprendo il sito di Qui Milano Libera. Troverete i post sull'ultima vicenda di Fede. Ci sono tutti i nostri video e presto ci saranno i volantini scaricabili. Ecco il link:

QUI MILANO LIBERA
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mercoledì, 11 luglio 2007
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martedì, 10 luglio 2007
Milano, 10 luglio 2007
Piero Ricca
 
Cari Amici,
 
Emilio Fede mi ha querelato e la finanza ha cambiato le chiavi di accesso al mio blog, impedendomi di pubblicare nuovi articoli. 
Il blog mi è stato chiuso su richiesta del pubblico ministero romano Giuseppe Saieva, con atto del gip Cecilia Demma. Il "sequestro preventivo" mi è stato notificato alle 14,00 di oggi 10 luglio da due agenti del "nucleo speciale contro le frodi telematiche" della guardia di finanza, venuti appositamente dalla capitale. Il sequestro proviene da una querela per diffamazione presentata da Emilio Fede nei miei confronti per la nostra contestazione al circolo della stampa di Milano del 16 aprile 2007.
In esecuzione del medesimo provvedimento è stato cancellato dal blog un mio articolo relativo alla vicenda Fede e i commenti a margine dei lettori. Per motivi tecnici non è stato possibile, come pure era stato richiesto dall'autorità giudiziaria, togliere il video da youtube. Non si è arrivati all'oscuramento totale del blog, che pure era stato prospettato nel decreto di sequestro preventivo, solo perché gli agenti della finanza hanno adottato la soluzione di modificare la mia password di amministratore di www.pieroricca.org, previa missione mattutina a Sarzana (La Spezia), sede legale della società di gestione del blog.
Naturalmente farò immediata richiesta di dissequestro. 
E mi riservo di querelare a mia volta il signor Fede. Ricordo infatti che la contestazione ebbe come antefatto una mia domanda (sul caso Europa 7 e le frequenze abusivamente occupate da Rete 4), alla quale il direttore del tg4 rispose dandomi dell' "imbecille". Per non parlare dello sputo che mi indirizzò nell'androne del circolo della stampa, come testimonia il video reperibile all'indirizzo
http://www.youtube.com/watch?v=5KbGNQwO7es
 
Con il querelante ci confronteremo dunque in tribunale, magari davanti a qualcuno dei magistrati diffamati e spiati negli anni del governo del suo adorato datore di lavoro.
Sarò lieto di farmi processare un'altra volta per aver espresso opinioni condivise dalle persone che stimo.
Nel frattempo non smetterò di interpellare e criticare i personaggi pubblici che non stimo, esercitando il mio diritto-dovere di dissenso.
Nessuno riuscirà a sequestrare la libertà di espressione, mia e degli amici del gruppo Qui Milano Libera e del blog: questo è certo.
 
A presto, Piero

La rete si sta mobilitando per diffondere la notizia. Fortunatamente, intorno non abbiamo solo deserto. In giornata metteremo online un video-comunicato da diffondere.
Molti blog ne stanno parlando. Qui linko i siti più in vista che hanno ripreso la notizia:

Il Giorno

L'Unità
Beppe Grillo
Crime List
Zeus News
Punto Informatico

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