
Qui Milano Libera ha incontrato al Circolo della Stampa il Ministro della Giustizia Clemente Mastella. Eravamo in quattro. Io, Piero, Elia e il grande Raffaele con i suoi cartelli e il campanaccio. Contro di noi almeno una ventina tra guardie, digos e polizia in borghese. Piero ha rivolto al ministro due domande. Una sul ddl Mastella -barra- attentato all'articolo 21 della Costituzione. L'altra sulla nomina di Nuvoli a direttore generale del dipartimento Affari di giustizia. Quel Nuvoli che voleva vedere Borrelli sulla forca. Alla seconda non c'è stata risposta. Quando Piero ha chiesto se invece il ddl avrebbe imbavagliato la stampa, il ministro risponde con un semplice no senza spiegarne i motivi. A quel punto viene sommerso dagli altri giornalisti i quali gli rivolgono le solite domande di rito. Noi saliamo ed entriamo nella sala. Piero gli rinnova la domanda prima che iniziasse il convegno. Questa volta Mastella emette un suono di chiara seccatura dirigendosi verso i posti in prima fila. A questo punto uno dei suoi guardiaspalle pensa bene di bloccare Piero costringendolo in un angolo. Reato commesso, una domanda. Piero chiede una decina di volte di passare e la guardia romana fa finta di niente. Lì una piccola sfuriata contro l'arroganza delle guardie e poi inizia il convegno. In seguito arrivano i rinforzi. Cinque o sei agenti digos in borghese che cominciano a seguirci e fissarci in modo intimidatorio. Stanchi dei loro sguardi usciamo dalla sala e aspettiamo Don Clemente da Ceppaloni per rinnovargli la domanda. Dopo un'ora e passa finalmente esce. Si avvia verso l'auto blu accerchiato dalla codazza protettiva. Gli urliamo ancora la domanda sul ddl. Il ministro fa cenno ai gorilla di farci passare. Sembra pronto ad un confronto. Invece no. Alla domanda se il ddl imbavaglierà la stampa risponde dando del coglione a Piero poichè non capisce la risposta. Ovvero un no. Come se dovessimo fidarci di un no senza esigere un minimo di argomentazione. A quel punto Piero gli ricorda Francesco Campanella, il pentito di mafia. Mastella ribadisce il concetto e le sue profonde argomentazioni: " Il suo nome fa rima con cretino ". Chiude la portiera dell'auto e sgomma via.
Ennesima conferma che dimostra l'arroganza e l'insolenza degli ometti della cupola del potere. Che di fronte ad una domanda fuori copione, reagiscono da principini offesi. Qui Ceppaloni libera.
Il video.
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